Per quasi un anno abbiamo lavorato insieme alla Biblioteca Civica di Cuneo attorno a una domanda complessa: come si progetta l'incontro con un libro che non stavi cercando? Quello che è entrato in funzione dal 26 settembre 2026 nel nuovo polo culturale si chiama ESSECI Esplora, ed è un prodotto digitale che vive dentro i totem e le postazioni della nuova biblioteca.
La sfida e gli obiettivi
Quando si parla di integrare l'intelligenza artificiale in un servizio, il primo pensiero va quasi sempre a un chatbot, magari con un avatar 3D, a cui fare domande in linguaggio naturale.
In questo progetto, invece, ci interessava capire come l'AI potesse servire davvero alle persone che entrano in biblioteca. Insieme al team di progettazione abbiamo capito presto che non stavamo costruendo un motore di raccomandazione guidato da AI (per quello le persone hanno già in tasca strumenti molto più potenti). Stavamo costruendo un'esperienza per i cittadini, per chi passa di lì e vorrebbe interagire con il patrimonio di quel luogo.
Fin da subito abbiamo parlato di serendipità, cioè far trovare alle persone qualcosa che non sanno di volere. Una biblioteca la serendipità ce l'ha già, ad esempio quando cerchi un titolo e torni a casa con il libro che gli stava accanto. Volevamo che il touchpoint digitale abilitasse questa esplorazione per poi rimandare le persone tra gli scaffali, lontane dallo schermo.
Da questi pilastri sono nati alcuni vincoli progettuali:
L'esperienza si può fare solo in biblioteca, non da casa. L'obiettivo è portare le persone negli spazi, dove possono nascere incontri, dialoghi e condivisioni;
È uno strumento. Non sostituisce chi lavora in biblioteca ma ne supporta ed espande le competenze. Per questo non ha un nome di persona né una voce, e non si esprime come se stesse simulando un comportamento umano;
Il punto di arrivo nell'esperienza è un libro che la biblioteca possiede e le indicazioni su come raggiungerlo, in modo che la scoperta continui tra gli scaffali.
L'approccio
Il progetto è partito da una fase di co-design con Bibliotecari e Dirigenti e di osservazione sul campo, da cui sono nate le direzioni progettuali condivise con il Comune. Poi, durante la progettazione, quasi tutto quello che abbiamo capito è emerso lavorando sui dati dei libri.
Dati bibliografici vs esperienza di lettura
Un catalogo bibliografico è costruito soprattutto per identificare e ritrovare un documento, attraverso autore, titolo, edizione, soggetto, classificazione e collocazione. Per innescare la serendipità servono informazioni di altro tipo, che il catalogo non registra.
Che atmosfera ha quel libro?
Che esperienza di lettura offre alle persone?
Abbiamo quindi analizzato varie fonti tra dati open, piattaforme dedicate e siti di recensioni degli utenti, e ognuna racconta i libri a modo suo, con livelli di cura e di copertura molto diversi. A noi servivano descrizioni affidabili e scritte con lo stesso criterio per migliaia di titoli, e le abbiamo trovate in collaborazione con Leggere, fornitore di riferimento di oltre 1.500 biblioteche pubbliche italiane.
Costruire senso sui dati
Grazie a questa ricca base editoriale e ad altre fonti open abbiamo iniziato a ragionare su come potevamo usarli per produrre nuovi incontri. Chi si ferma davanti a un totem di solito non ha una domanda precisa da fare ma ha un umore, un gusto, a volte solo un po' di curiosità. I libri, dall'altra parte, sono descritti con parole pensate per catalogarli, pubblicarli o venderli. La necessità è stata quindi mettere in relazione questi due mondi con una mappatura semantica, cioè un insieme di caratteristiche che descrive sia l'esperienza che un libro offre sia quello che una persona ha voglia di trovare.
Costruirla ha richiesto studio e un processo iterativo, fatto di tanti errori e correzioni, per decidere quali aspetti di una lettura contano davvero. Ci siamo ispirati ai lavori e a studi affidabili della cultura occidentale come Aristotele, Bachelard, Booth, Campbell, Frye, Genette, ma anche Goethe, Jung e Propp, a cui abbiamo unito l’esperienza e la sensibilità dei bibliotecari di Cuneo, che sanno come le persone chiedono un libro anche quando non sanno cosa vogliono.
È qui che i dati hanno preso senso. Quando tutti i libri sono descritti con la stessa mappatura, anche generi diversi che si trovano in sale lontanissime tra loro si scoprono vicini, rendendo possibile la scoperta.
Per lo stesso motivo non abbiamo inseguito la precisione. Un consiglio che pretende di essere quello giusto invita a verificarlo, e può deludere quando la tecnologia sbaglia. Un consiglio che invece evoca un'affinità inconscia lascia alla persona la libertà di seguirlo o di passare oltre. Abbiamo quindi accettato, e a un certo punto anche cercato, un margine di imprevedibilità nei suggerimenti, perché era parte dell'esperienza che volevamo.
Dove abbiamo usato l'AI
Anche sull'intelligenza artificiale siamo partiti dai bisogni e non dalla tecnologia, chiedendoci ogni volta se servisse davvero.
L'abbiamo usata in due momenti, entrambi a monte dell'esperienza. Il primo è l'arricchimento dei titoli. Applicare la mappatura semantica a un intero catalogo, e rifarlo ogni volta che la biblioteca acquisisce nuovi libri, è un lavoro che a mano avrebbe richiesto settimane. Il secondo è lo sviluppo. Diverse parti del software sono state scritte con strumenti AI, e questo ci ha permesso di avere fin da subito prototipi funzionanti e già collegati al database finale.
In questo modo abbiamo potuto testare l'esperienza con i dati reali del catalogo ben prima del lancio. A inizio estate abbiamo provato il prototipo su un totem a grandezza reale con una decina di persone, e dai test di usabilità e dalle interviste è emersa sempre la stessa considerazione: “non pensavo di voler leggere questo libro”. Era l'obiettivo, ed è il risultato di cui siamo più soddisfatti.
La soluzione e i risultati
Chi si avvicina a ESSECI Esplora trova una mensola di libri selezionati dai bibliotecari e due possibili strade.
Cercare qualcosa che già conosce;
Rispondere a poche domande per ricevere dei suggerimenti.
Si può anche fare il percorso al contrario, scegliendo direttamente le caratteristiche e guardando quali libri le condividono. È il modo in cui ci si perde nei collegamenti tra argomenti, atmosfere e titoli.
Ora che è in funzione, anche lo strumento produce dati. Non richiede login e non raccoglie informazioni personali, registra solo in forma anonima come viene usato. A un mese dall’apertura al pubblico le postazioni hanno registrato 6.000 sessioni, con una durata media di un min, e in una sessione su tre le persone sono arrivate fino alla collocazione di un libro preciso.
È un indizio che le persone si stacchino davvero dallo schermo per andare tra gli scaffali, ma per ora resta un’ipotesi. A verificarla saranno i bibliotecari, che quello spazio lo vivono ogni giorno e vedono quello che i numeri non registrano.
Conclusioni
Per noi il valore di ESSECI Esplora va misurato in quello che succede lontano dallo schermo, in un libro preso dallo scaffale, in una domanda fatta a un bibliotecario, in una sala in cui non si era mai entrati. Dati e intelligenza artificiale hanno lavorato dietro le quinte proprio per questo, per mettere in relazione in modo nuovo la comunità con il patrimonio della sua biblioteca.
Questo rapporto tra tecnologia e persone è ciò in cui crediamo, un rapporto fatto di strumenti che non chiedono attenzione per sé ma lasciano spazio alle relazioni e ampliano il lavoro di chi custodisce un patrimonio, senza sostituirlo.
Se stai progettando un servizio digitale per una biblioteca, un ente pubblico o un'istituzione culturale e vuoi confrontarti su questi temi, scrivici a hello@bomberos.design.